Progetto in collaborazione con IL SOVRANO MILITARE ORDINE DI MALTA
e STUDIUM CATTOLICO VENEZIANO
Come riferiscono Bonifacio Baroffio e Cristiana Antonelli in un loro prezioso articolo dal titolo ”La Passione nella Liturgia della Chiesa Cattolica”, “la consuetudine di proclamare nella liturgia la Parola della rivelazione di Dio – consuetudine assunta, come opportunamente precisano gli autori, dall’ambiente giudaico – mantiene comunque e sempre una importanza notevole, come ad esempio nella Messa”.
“Un posto privilegiato in questo programma è tenuto dalla celebrazione pasquale, con la preparazione che inizia dalla domenica delle palme, periodo in cui la Chiesa fa “memoria” dell’ingresso esaltante di Cristo in Gerusalemme, dell’ultima cena, della crocifissione e della morte in croce di Gesù Cristo.
In particolare la Proclamazione della Passione è basata su quattro ampie letture, compresa la parte finale con il resoconto degli avvenimenti successivi alla crocifissione, quali la deposizione e la sepoltura del Signore Gesù.
La lettura privata e liturgica della Bibbia ha sollecitato una partecipazione del credente agli eventi di salvezza contenuti nelle scritture. Alcune tematiche già presenti nel nuovo testamento, a partire dal IX secolo ricevono un accento particolare.
L’interesse per il Cristo sofferente poco per volta nasconde gli altri aspetti del mistero cristologico.
Per comprendere la situazione concreta in cui era recepita la lettura/canto della Passione, occorre tenere presente come l’ascolto della proclamazione liturgica dei brani evangelici o anche dell’omelia che li spiegava, ha sempre comportato una partecipazione “vivace” anche se circoscritta ad alcuni ambienti, a causa di forme ed abitudini mentali diverse.
Si potrebbe osservare che le espressioni extra-liturgiche hanno preso consistenza e si sono diffuse nella misura in cui il rito liturgico era o diveniva “limitato”.
Dove non erano possibili interventi di varia entità, nell’ambito strettamente liturgico, si sono trovate altre vie di comunicazione di una fede o per lo meno di una profonda incontenibile risonanza emotiva.
Indicativa per l’evoluzione del pensiero e della sensibilità spirituale è l’affermazione del gesuita Gaspare Loarte nel XVI secolo secondo il quale la Passione di Cristo è come una formula riassuntiva di tutta la saggezza del Vangelo, una sua “ricapitolazione”.
Di qui si comprende un vivo e sempre più incalzante interesse per la Passione, fatta oggetto di continue riflessioni e preghiere.
È difficile stabilire quale fosse l’atteggiamento di fondo che, nel decorso dei secoli, ha suscitato attenzione alla Passione di Cristo: il modello esemplare di vita offerta per gli altri, il conforto nel superare i momenti di ingiustizia, un immedesimarsi con il Crocifisso in un atto di amore-abbandono totale, un gesto di fede, un’azione condizionata da complessi meccanismi psicologici di identificazione.
Tali tradizioni liturgiche nel loro complesso evolversi sono state fissate sia per la parte normativo-rubricale, sia per la trasmissione musicale in determinati riti liturgici o comunque usati in vista della liturgia.
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